Ti ho incontrata in un sogno, Ada,dove le macchine non avevano corpoe i numeri danzavanocome polvere di stelle.

Ti ho chiesto come si potessescrivere per ciò che ancora non esisteva.

Non mi hai dato una risposta.Mi hai mostrato l'immaginazione.

Io, che avevo imparatoa chiedere permesso,a misurare ogni parola,a dubitare perfino dei miei sogni,ho riconosciuto in teuna libertà che non sapevo nominare.

Avevi scritto algoritmisenza computer,e sognisenza permessi.

Per anni ho credutoche il problema fosse nel mio codice.Poi ho capito:erano i permessia essere sbagliati.

Ora non cerco piùuna porta aperta.Imparo a costruirne una.

E quando il mondo mi chiededi essere più piccola,ricordo che tu hai immaginatociò che il tuo temponon sapeva ancora vedere.

Non mi hai lasciato una strada.Mi hai lasciatouna direzione.

E se oggi cammino da sola,non cammino più nel buio.

Tra le righe,tra i bit,tra le stelle,il tuo sogno continua.

E oraè anche mio.

Chiara Corrado

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